Le amministrazioni locali fanno ricorso sempre più spesso a forme complesse di Partenariato Pubblico-Privato (PPP) per lo sviluppo di dotazioni territoriali e urbane.
Si tratta di un trend significativo che segnala l'affermarsi di un approccio innovativo nella gestione delle risorse e degli asset pubblici. Tale tendenza, pur evidentemente stimolata dal combinato di una sempre più scarsa consistenza delle risorse pubbliche utilizzabili per investimenti a fondo perduto e, viceversa, di una crescente responsabilità degli enti locali nella gestione di servizi e di politiche di sviluppo territoriale, rappresenta per certi versi una naturale evoluzione della “rivoluzione culturale” promossa dalla azione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a partire dagli anni novanta, con il lancio dei cosiddetti Programmi Complessi.
Per quanto gli esempi più significativi si concentrino nel Nord e nelle aree più attrattive del Paese, cominciano a concretizzarsi casi virtuosi di Partenariati Pubblico-Privati per l'implementazione e gestione di trasformazioni territoriali e urbane anche nel Mezzogiorno, specialmente in contesti che hanno maturato nel tempo una attitudine all’innovazione, partecipando attivamente ai programmi ministeriali, sia quelli della “prima generazione” (Programmi Complessi: dai vecchi PRU e PRUSST a Urban I, Urban II, Urban Italia) che i più “recenti” (S.i.S.Te.M.A., Porti e Stazioni, Progetti di Territorio - Territori Snodo/1 e Territori Snodo/2 e 'Supporti strumentali all’incentivazione delle forme innovative di Partenariato Pubblico-Privato nei processi di trasformazione urbana sostenibile').




